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Viaggio in Cina: un itinerario di viaggio in Cina alla scoperta delle bellezze d’Oriente. Se la Cina è uno dei paesi più visitati del mondo non è perché è anche il più popoloso, ma perché unisce luoghi naturali impressionanti e una cultura ancestrale, una combinazione che lascia a bocca aperta tutti i viaggiatori diretti verso il lontano Oriente.

La cultura cinese è una delle più affascinanti, con le sue chiusure e leggende, storie meravigliose e luoghi magici, nonché natura e divertimento. Skyscanner vi svela gli angoli della Cina che non potete perdervi: quindi prendete appunti e, soprattuto, iniziate a pianificare il vostro viaggio in Asia, in questa terra meravigliosa!

1. PECHINO

Non ci sono dubbi, la capitale della Cina è una città grandiosa non solo per la sua incredibile densità di popolazione (più di 22 milioni di abitanti) ma soprattutto per la grandissima quantità di posti interessanti da visitare. Modernità e tradizione si mescolano in modo così naturale che sarà difficile rendersene conto, e ogni giorno vi troverete faccia a faccia con meraviglie architettoniche come il Tempio del Cielo o la Città Proibita, con luoghi carichi di storia come Piazza Tienanmen o il Mausoleo di Mao Tze Tung di fianco a grattacieli, negozi e ristoranti all’avanguardia che vi lasceranno a bocca aperta.

Pechino

2. CHENGDU

Volete vedere coi vostri occhi i famosi e adorabili orsetti bianchi e neri? A Chengduabbondano i centri di conservazione e cura di questi animali in pericolo di estinzione, e in molti di essi potrete vedere i panda in semi-libertà circondati da delizioso bambù. Vi consigliamo di andarci presto al mattino, quando i panda sono più attivi, e non dimenticate di informarvi bene su questi luoghi prima di andarci perché il benessere degli animali è sempre la priorità. Inoltre, Chengdu è la capitale della provincia di Sichuan,che vanta una cucina cinese unica, una delle cucine più interessanti (e piccanti!) di tutta la Cina: approfittatene e godetevi anche un buon safari gastronomico!

Panda

3. XI’AN

Come se contemplare un esercito del III secolo a.C. composto da più di 8.000 statue di terracotta a grandezza naturale, con il loro seguito di cavalli e carrozze, non fosse una scusa sufficiente per viaggiare fino a Xi’an, questa città è considerata il punto più orientale della famosa Via della Seta, con tutte le sue storie affascinanti e misteriose. A Xi’an potrete scoprire la Cina più tradizionale, rappresentata dalla bellissima muraglia cinese e dalle torri imponenti della Campana e del Tamburo, ma anche un quartiere musulmano talmente autentico che non saprete più se vi trovate nel gigante asiatico o in Marocco.

Terracotta warriors

4. LA GRANDE MURAGLIA

Al contrario di ciò che dice il mito, la Grande Muraglia non è visibile dallo spazio; ma nonostante questo dettaglio questa spettacolare costruzione di più di 21.000 chilometridi lunghezza è una delle attrazioni principali della Cina. La costruzione della fortificazione cominciò nel V secolo a.C. ma continuò ad ampliarsi e migliorarsi fino al XV secolo, per proteggere l’impero dalle costanti minacce di invasione. Nonostante molte zone siano state fortemente danneggiate, la muraglia continua a stare in piedi ed è facilmente raggiungibile da Pechino. Il pezzo conservato meglio e, quindi, più turistico è quello di Badaling (a 80 chilometri dalla capitale), ma se avete voglia di più avventura potete visitare la zona di Simatai e Jinshanling, dove ci sono aree ancora non restaurate.

La grande Muraglia

5. SHANGHAI

La skyline di Shanghai è tra le più impressionanti del mondo, soprattutto se si contempla dal Bund, il lungofiume in stile coloniale della città. Nella seconda capitale della Cina non si può mancare una passeggiata per l’animatissima e moderna Nanjing Road (l’arteria commerciale di Shanghai) ma anche una visita alla Città Antica e l’esplorazione dei Giardini di Yuyuang, dei bellissimi giardini privati del XVI secolo che vi faranno venire voglia di fotografare ogni singolo angolo.

Shanghai

6. BUDDHA DI LESHAN

Sul fianco di una scogliera, alla confluenza dei fiumi Dadu, Jianng e Qingyi e a qualche ora di distanza da Chengdu, si trova la statua di pietra di Buddha più alta del mondo. Il famoso Buddha di Leshan raggiunge i 71 metri di altezza e venne scolpito nel VIII secolo con l’obiettivo di vigilare le sponde dei fiumi, poiché le acque erano così agitate da far affondare ogni barca che provasse a navigarci. Oggi si può visitare il tempio di Dafo annesso, in cui potrete ammirare altre statue buddhiste prima di contemplare coi vostri occhi l’enorme Buddha all’esterno.

Leshan

7. YUNNAN

Le antiche città di Dali, Shaxi, Lijiang o Shangri-La sono alcuni dei regali che questa regione vi riserverà se deciderete di spingervi nel sud-est della Cina. Ma non è finita qui: nella regione di Yunnan troverete anche le terrazze di riso di Yuangyang, tra le più belle di tutta l’Asia, e la Gola del Salto della Tigre, il canyon fluviale più profondo del mondo. La vicinanza di questa zona della Cina al sud-est asiatico e alle montagne del Tibet è percepibile nella combinazione affascinante di minoranze etniche che popolano le sue valli e città, dando allegria e colore e riempiendo di entusiasmo ogni viaggiatore con i tanti usi e costumi tradizionali.

Yunnan

8. YANGSHUO

Le curiose formazioni montagnose ricoperte di vegetazione sulle rive del fiume Liattraggono ogni anno migliaia di escursionisti, che accorrono incantati dal paesaggio e dalle tante attività che offre Yangshuo. Oltre al popolare rafting nelle imbarcazioni di bambù, conviene sfruttare la zona e dedicare qualche giorno ad un giro in bicicletta tra le risaie, una scalata o una visita alle bellissime grotte nelle montagne.

Yangshuo

9. HONG KONG

Gli amanti della vita urbana impazziranno per Hong Kong, una delle città più moderne del mondo e ricchissima di contrasti. Oltre a contemplare gli affascinanti grattacieli illuminati da uno spettacolo di luci ogni giorno alle 20.00 dalla Avenue delle Stelle, non potrete lasciare Hong Kong senza essere saliti al Victoria Peak, il monte più alto della città, possibilmente all’ora del tramonto. Dedicate qualche giorno del vostro viaggio a vivere come un autentico abitante di Hong Kong, scoprite la cucina cantonese nei mercatini notturni, uscite a far festa in Lan Kwai Fong o fate un po’ di sali-scendi sulle scale più lunghe del mondo, le Central-Mid-Level escalators.

Hong Kong

10. SUZHOU

“In cielo c’è il paradiso, sulla terra ci sono Suzhou e Hangzhou”. Così recita un antico proverbio locale per descrivere la Venezia cinese, la bellissima Suzhou. A 30 minuti scarsi da Shanghai si trova questa città piena di canali, giardini e pagode squisitamente mantenuti, che la rendono la meta ideale per una fuga dalla giungla di grattacieli della metropoli vicina.

Suzhou

 

Articolo di Luca Scaini.

Dopo i tantissimi contatti di connazionali interessati, incuriositi o affascinati dalla Cina, mi sono guardato attorno e parlando con alcuni altri expat ho messo giù due righe sui pro e i contro della Cina.

La premessa sono le 3 paroline magiche:

QUALITA’. COMPETENZA. METODO.
La Cina ricerca disperatamente questo. E paga in maniera proporzionale al livello che possiamo trasmettere al popolo cinese.

Per poterlo mettere in pratica occorre: INGLESE e TITOLO DI STUDIO

1. Life Style e Qualità della vita: in Cina si sta meglio

Parto dall’assunto che abbiamo scelto una grande metropoli in cui le aziende occidentale e giapponesi sono già presenti da anni e il nostro life style è già arrivato.

Shanghai, Pechino, Hong Kong, Canton, Guangzhou (ad esempio, sono le mete più gettonate) offrono tantissimo in termini di qualità della vita.

Uno potrebbe vivere qui senza mai incontrare la realtà cinese, se non per quella che è la vita e lo standard lavorativo locale.

Se siamo orientati ad una serie di grandi città meno occidentalizzate, la Cina offre meno come standard internazionali (fino a niente) ma la qualità della vita è migliore.

La Cina offre gli stessi locali, cibo, posti, prodotti del mondo che mi sono lasciato alle spalle.

E in questo caso anche gli stessi prezzi, o più alti, e problemi.

Personalmente dei prodotti di moda o dei locali fighetti non me ne frega niente, se però li cercate, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

In generale con molto meno soldi e con pretese meno occidentali si può vivere alla grande, direi di lusso.

Le scuole internazionali –costose- non mancano, come i posti in cui vanno solo occidentali. Spesso questo life style è posticcio, falso, vuoto.

Io ho scelto una via di mezzo, melting pot tra occidente e oriente, anzi tra expat e local.

Evito come il fuoco i posti per stranieri, ma anche evito di invadere la sfera cinese e se lo faccio mi comporto con umiltà, educazione, discrezione.

La Cina è la prima economia del mondo per un motivo: umiltà, ragazzi, umiltà!

In Cina si vive bene, slalomando quegli aspetti più duri di cui vi dirò.

E se gli aspetti positivi sono fantastici, sappiate che quelli duri sono difficilissimi da accettare.

Per me, facendo lo stesso lavoro, le stesse ore, nello stesso tipo di scuola la qualità della vita è migliorata del 300%, direttamente proporzionale allo stipendio più alto e al costo della vita più basso, mettendo a paragone gli aspetti positive dell’Italia e quelli della Cina, ma anche le tegole negative.

2. Lavoro e Insegnamento

C’è!

Non è una battuta, il lavoro c’è, esiste, non è estinto!

Uno qui può fare il lavoro per cui ha studiato (ho conosciuto curatori di gallerie d’arte di trent’anni laureati in quelle che sono lauree “difficili” da noi.

Nessuno si offenda, io sono laureato in storia medievale!

Sono percorsi difficili per entrare nel mondo del lavoro!

Ricercatori universitari ed esperti di visual, o marketing.

Si lavora tanto (e per me è un PRO) e si guadagna dignitosamente.

5 giorni alla settimana, 9 ore (anche 10) perché in realtà quando venite qua, ci venite per il lavoro, questo farete, è la vita degli expat: “first to fight, last to stand”, dico ai miei giovani docenti o ricercatori.

25 giorni di ferie all’anno (anche meno) e se vi capita che vi diano un giorno in più il Governo ve lo fa recuperare (oggi, 4 gennaio, scrivo dal lavoro, è un normale giorno lavorativo per recuperare il “ponte” del 2 gennaio. Ed è domenica, tutti cinesi lavorano).

E non si sgarra.

Altissima meritocrazia.

Altissime aspettative.

Manca qualità e management.

Ecco cosa veniamo a fare.

I manager, non i direttori.

Dobbiamo insegnare a loro a farlo.

Il lavoro c’è se possiamo portare qualità.

Metodo.

Competenza.

In ogni settore.

3. Rispetto e Cultura

Lo vogliamo, e dobbiamo portarne.

Gli expat, o i foreigners sono visti come assoluti maestri di ciò che fanno, alieni provenienti da mitici eldorado, ma si sono anche fatti conoscere (male) per la loro spocchiosità e superbia: non sappiamo sorridere e porci con umiltà e gentilezza, mentre la Cina ci tratta come risorse preziose.

Qui avremo amicizia, rispetto, onori, soldi, attenzioni, gentilezza, finche’ serviamo, almeno.

Sennò se non sappiamo integrarci nella cultura locale, stiamo solo occupando spazio (vitale).

La Cina ha 5000 anni di storia, che magari la rivoluzione culturale ha cancellato dalla memoria di molti cittadini, ma che esiste e verrà riscoperta.

Hanno sistemi di apprendimento diversi, non sono stupidi, gli studenti e i lavoratori sono timidi, fa parete della loro educazione, non sono imbranati.

Hanno la loro enorme cultura antropologica, che troppe volte non viene capita.

Sembra banale, ma non lo è, e ho visto tante persone isolarsi nel mondo di cartapesta dei foreigners e non integrarsi affatto.

In Cina non si parla l’inglese, abitualmente, ma sfido chiunque a vivere in Italia o in Francia con il solo inglese!

Ma se fate quel piccolo sforzo per farvi capire e non imporvi, la Cina farà lo stesso sforzo verso di voi.

E’ un Paese che ha grandissimo rispetto per ciò che facciamo, e ha una cultura endemica impressionante, centinaia di regole non scritte ma da capire.

Una cosa curiosa è che, per il momento, è molto più la Cina che si adatta agli expat che viceversa: siamo così rispettati e importanti che ci è stato costruito attorno un mondo su misura.

4. Money

In Cina dicevo, si vive benissimo con poco.

Un occidentale vive meglio che in occidente ma con meno soldi, e c’è tutto ciò che abbiamo noi.

Gli stipendi sono – per gli expat – interessanti e anche un giovane disoccupato, in cerca di esperienza, se ha i requisiti base, si può costruire un signor curriculum ed una carriera.

Ho pagato ad un giovane alla prima esperienza 500 RMB all’ora (70 euro circa, netti) per insegnare principi di ragioneria e statistica.

Una ragazza che insegna italiano prende altrettanto.

Poi, sinceramente, se i ragazzi se ne arrivano con un percorso di studi traballante (lauree mediocri in 6 o 7 anni) e un inglese ridicolo, non è che ci si possa aspettare tanto.

In Cina la tassazione è semplice e umana (tipo 10% dell’imponibile o 5% del fatturato).

Le aziende vi pagano loro le tasse e discuterete sempre sulla base del netto.

E poi c’è la mitica compensazione!

Contributo per l’affitto della casa (o un appartamento, stanza, quello è direttamente proporzionale alla vostra bravura/ruolo), volo aereo a/r, assicurazione (che può coprire anche il dentista o i famigliari), utenze, anche i trasporti urbani.

Con la compensazione potreste pagarci il 50% e più delle vostre necessità.

Tutto il sistema dei pagamenti si basa su un circuito locale (Union Pay) e potreste vivere in Cinaentrando in banca il giorno in cui aprite un conto e in cui lo chiudete, prelevando, pagando bollette, affitti, facendo bonifici attraverso le macchine ATM.

Tutto gira attorno ai soldi, e loro hanno imparato già a far girare tutto molto molto bene.

Tutto ciò che si fa lo si fa per soldi, valiamo in relazione a quanto possiamo far fruttare.

Non esistono altri metri.

5. Possibilità

La Cina è un Paese pieno di opportunità.

E di tentazioni (parlo di lavoro).

Se riuscite a entrare nel canale lavorativo, non vi fermate più, ci sono più opportunità di cose da fare di quante davvero se ne possano cogliere.

Ma solo se si hanno quei tre requisiti di base.

In ogni settore, dal cameriere al professore, dal cuoco alla commessa.

Una mia conoscente qua ha iniziato come commessa per pagarsi l’affitto e appena ha dimostrato competenza (veniva da una scuola di moda) ha iniziato a gestire gli acquisti e ora fa la buyer di tutti i negozi delle proprietaria.

Conosco un geometra che qui fa l’architetto e un ragazzo che riparava pc nel retrobottega che qui è un IT manager.

Ovviamente non è tutto rose e fiori, la prossima volta vi racconterò 5 motivi per non venire in Cina.

 

Luca Scaini

Questa è una guida completa per trovare lavoro come insegnante d’inglese in Cina. La guida consta di circa 10.000 parole e, anche se abbiamo pubblicato solo un breve riassunto in italiano, puoi trovare l’articolo completo nella versione inglese di SDC!

Perché insegnare l’inglese in Cina?

La Cina offre delle opportunità straordinarie per i madrelingua interessati all’insegnamento della lingua inglese negli istituti scolastici pubblici e privati.

Attualmente la popolazione cinese vuole assolutamente migliorare la propria conoscenza della lingua inglese e questo è diventato anche una delle priorità principali del Ministero della Pubblica Istruzione. In quello che è oggi il Paese più popolato del mondo (quasi 1,4 miliardi di abitanti), è facile capire perché ci siano così tanti posti di lavoro disponibili.

Le scuole sono alla costante ricerca di bravi insegnanti ed offrono stipendi competitivi, ma non è sempre facile trovare lavoro legalmente. Sembra che il Governo stia rendendo la cosa più difficile e, comunque, non è facile per gli insegnanti a tempo pieno ottenere l’ambìto visto Z che permette di lavorare legalmente in Cina.

Detto questo, se esamini a fondo il mercato, segui le procedure corrette ed adotti una certa cautela ed il buon senso nelle domande di lavoro, potresti vivere un’esperienza appagante e molto gratificante nell’ambito dell’insegnamento.

Diamo un’occhiata a ciò di cui hai bisogno per qualificarti come un insegnante d’inglese in Cina e come e dove candidarti per un lavoro legale.

Requisiti per il visto

Insegnare legalmente in Cina

In Cina il lavoro degli insegnanti d’inglese è regolamentato dallo State Administration of Foreign Experts Affairs (SAFEA).

Solo le scuole autorizzate dallo State Administration of Foreign Experts Affairs possono richiedere la “lettera di invito” ed il “certificato di lavoro in qualità di esperto straniero”. Questi documenti sono necessari per ottenere l’importante “visto Z” che ti permetterà di guadagnare denaro legalmente in Cina.

Per saperne di più sul visto Z (o permesso di lavoro) da’ uno sguardo a questo articolo.

Insegnare part time in Cina come studente

Se sei uno studente a lungo termine ed hai il visto X1, ora ti è consentito lavorare fino a quando ricevi il permesso della tua università.

Secondo il Law and Border uno studente, titolare del certificato di soggiorno a lungo termine per motivi di studio, che vuole lavorare part-time fuori dal campus, deve ricevere l’approvazione dalla scuola e poi presentare domanda al PSB Exit-Entry Administration che inserirà una notazione sul suo certificato di residenza attestante il lavoro part-time.

Questo non vale per gli studenti in possesso del visto X2 a breve termine.

Sembra che la Cina sia ancora in attesa di un “quadro” per i regolamenti inerenti questa modifica della legge e in molte città non è ancora possibile presentare domanda per ricevere tale autorizzazione ai lavori part-time. Se ci sono studenti che hanno presentato domanda ed hanno ricevuto un riscontro positivo, ci piacerebbe sentire il loro parere.

Insegnare illegalmente in Cina

Ci sono molti insegnanti che vivono e lavorano in Cina con i visti Z validi. Ma c’è anche un gran numero di docenti che lavora illegalmente con visti commerciali e turistici e che ha incontrato problemi significativi.

E’ importante ricordare che, lavorare in Cina senza un visto Z valido, è illegale. Se vieni sorpreso senza questo visto, verrai perlomeno messo in carcere, multato ed avrai due settimane per fare i bagagli e lasciare la Cina. Il tuo conto in banca potrebbe essere congelato e ti vedrai apporre sul passaporto il deludente timbro di “espatriato”.

Sentiamo sempre più storie di “retate” di lavoratori clandestini, in particolare nelle piccole scuole materne e nelle scuole private in cui non è stata rilasciata la giusta licenza per assumere stranieri. Queste scuole vengono anche multate pesantemente.

InsegnamentoScolari felici – desiderosi di apprendere

Di quali qualifiche ho bisogno?

E’ difficile creare una guida definitiva sulle qualifiche necessarie per insegnare l’inglese in Cina. Questo perché ogni provincia ha le sue regole ed i requisiti previsti dalla State Administration of Foreign Experts Affairs (la principale amministrazione cinese che rilascia i visti di lavoro per gli insegnanti) sono ambigui.

Questi sono i requisiti della State Administration of Foreign Experts Affairs di cui un richiedente dovrebbe essere in possesso:

  • laurea (a quanto pare, tale requisito è in fase di verifica);
  • due anni di esperienza nell’insegnamento;

L’uso della parola “dovrebbe” ha fatto sì che tali requisiti siano spesso lasciati aperti ad una gran quantità di interpretazioni. Di conseguenza, in alcune province e città è stato possibile ottenere il visto Z senza una laurea e un’esperienza verificabile nell’insegnamento.

Tutto ciò sta diventando sempre meno comune, soprattutto nelle città di primo livello come Shanghai e Pechino. Mentre il governo si impegna ad eliminare questa scappatoia, le scuole e gli enti locali di tutta la Cina stanno elevando i loro standard. Pertanto, dovresti verificare le informazioni più recenti disponibili al momento della presentazione della tua domanda di lavoro se non soddisfi le condizioni imposte dallo State Administration of Foreign Experts Affairs.

Ultimamente abbiamo saputo che è necessario anche essere in possesso di un passaporto in corso di validità appartenente ad un Paese anglofono, così come attualmente stabilito dal governo cinese. Questi Paesi sono: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa ed Irlanda.

Questo è quello che potrebbe accadere nelle città di primo livello di Pechino, Shanghai e Shenzhen, ma non potrebbe verificarsi necessariamente nelle altre città più piccole. Al momento non c’è nulla di ufficiale a sostegno di quanto appena detto, a parte alcuni siti web che citano queste nuove direttive.

 

Per insegnare in molte scuole private o aziende locali, sarai anche tenuto ad essere in possesso della qualifica del TEFL (oppure una qualifica equivalente) con almeno 120 ore di studio. Maggiori informazioni sul TEFL le trovi di seguito.

I limiti dell’età lavorativa si basano sull’età pensionabile obbligatoria cinese che, attualmente, è di 60 anni per gli uomini e di 55 per le donne. A causa della pressione subita dai fondi pensione cinesi, questi limiti di età, al momento, sono in fase di revisione e ci si aspetta che verranno elevati nel corso dei prossimi cinque anni.

InsegnamentoStudenti in una scuola d’inglese privata

Insegnare l’inglese come un non madrelingua

L’insegnamento dell’inglese non dovrebbe essere limitato ai soli madrelingua. Sappiamo tutti che, nei Paesi in cui l’inglese non è la prima lingua, ci sono tantissime persone che lo parlano in maniera estremamente fluente.

Eppure sembra che, attualmente, nelle città cinesi di primo livello sia sempre più difficile ottenere un posto di lavoro come insegnante di lingua inglese con un visto Z se non sei un cittadino appartenente ad un Paese di lingua anglofona, come specificato precedentemente. Sembra che ci sia una certa dose di ambiguità su questo argomento e che vi siano poche informazioni concrete disponibili per sostenere la linea ufficiale, in un modo o nell’altro.

Molte agenzie online affermano che il Governo cinese rilascia il visto Z solamente ai madrelingua, mentre altri affermano che ciò che conta è la padronanza della lingua. Fino ad oggi non sono riuscito a ricavare dei chiarimenti dal sito della State Administration of Foreign Experts Affairs, ma aggiornerò questo articolo se verrà fuori qualcosa.

So per certo che a Shenzhen molte delle scuole di lingua private non accetteranno più i non madrelingua – la mia scuola è chiara su questo aspetto. Tuttavia, gran parte di questo settore privato dell’insegnamento riesce soddisfare gli studenti cinesi delle scuole private che vogliono un “volto bianco” e che preferiscono un accento americano o inglese. Purtroppo, il denaro conta!

Detto questo, ci sono tantissimi insegnanti, provenienti da Paesi non anglofoni, che lavorano in Cina ed è difficile stabilire se sono in possesso del visto Z o se lavorano illegalmente.

 

Se sei un insegnante non madrelingua inglese e stai presentando domanda di lavoro, il mio consiglio è di porre prima questa domanda: chiedi se potrai ottenere il visto Z e, se ci fosse qualche dubbio, fa’ attenzione perché potresti finire per lavorare illegalmente.

Se non riesci a trovare lavoro nelle città di primo livello, prova nelle città di secondo o terzo livello: le norme variano da provincia a provincia, perciò potresti scoprire che, trovare lavoro, non è un problema in altri posti.

 

The best thing about the worst things we go through is that they are always pathways to something better. A breakdown = a breakthrough we haven’t seen the other side of yet. Often when we think our lives are most in chaos, it’s because they’re re-setting to where we want them to be. Here, a few (sometimes difficult) signs that your life is actually changing for the better, even if it doesn’t feel like it right now.
iStockPhoto.com / jeffbergen
iStockPhoto.com / jeffbergen
 
 

1. You’re recognizing what you don’t want. All of a sudden, you’re becoming acutely aware of how much you dislike your work habits and how much your “friends” drain you and how little you feel like yourself lately. It may seem like you’re dissecting the anatomy of a disaster, but really, you’re getting clear on what you don’t want so you can get clearer about what you do.

2. You’re opening up to people again; isolation is no longer the most appealing option. Even if you’re just thinking about the fact that you need to open your heart more to the people around you, you’re already on the right track.

3. You’re unpredictably emotional. It’s just another way of saying that you’re not suppressing everything anymore. You’re beginning to feel again, which brings you one step closer to being able to deal with those feelings in a real way.

4. A lot of annoying clichés are starting to make sense.You’re seeing why hard work is important, and being present matters and positivity is a choice. You’re seeing how love is something you create and your life is what you make it and everything else that seemed like vapid, useless fodder is now the answer to everything, if only you could master it.

5. You’re becoming hyper self-conscious. It’s just a side effect of becoming more self-aware. Alternatively, you’re finally reaching a healthy equilibrium of being able to recognize both the positive and negative aspects about who you are, without denying or inflating either/or.

 

6. The changes you desire in your life surround wanting to feel more like yourself, not less. In the past, you may have dreamt of a life where you were über successful or incredibly beautiful or completely loved, all in an effort to combat feeling proportionately shitty about yourself. When you’re more in your center, you want your life to reflect who you are, not who you wish you were.

7. You feel “lost,” which is just another way of saying you’re detaching from your old ideas about what your life should be, or what the future should hold, and so on. Living in the present feels an awful lot like being “lost” before we get used to it.

8. You’re seeing your hardships as portals to a better understanding of yourself. Rather than battle off your emotional trauma or low self-esteem – or worse, try to control something else in its place – you’re beginning to realize that on the other side of the things that most deeply plague you is a deeper truth about who you are.

9. You’re beginning to realize that if you have a problem in your life, the problem is you. Aside from the fact that people love to project their issues onto other people and deflect from their own faults, whether or not a situation was your fault, if it is affecting you, it is your responsibility to change. The blame game is an irrelevant one. It’s as simple as that.

10. You know you’re not getting enough out of life, but now you’re starting to that maybe you’re not giving enough, either. You complain that you don’t have love but you don’t actually go out and try to date. You hate your job, but you don’t look for a new one. You’re always stressed, but you don’t work on being better about regulating your emotions or being able to focus harder and work more efficiently. You both recognize that you want more from your life and understand that it’s time you start making that happen.

 

 It’s difficult to know what apps will be useful for China, especially if you haven’t been there before. As when it comes to travelling or living in China, anything to make life easier is usually welcomed with opened arms.  One way of making things just that little easier is simply by downloading country specific apps, and since China is such a large country, with such a large market, it’s difficult to know what the best apps are for China. This fact is compounded even more if you don’t know Chinese.  To make life a little easier for you, we’ve compiled a list of the most useful apps for China, with these apps being applicable to whether you’re simply travelling or living in the Middle Kingdom!

 

Wechat

 

When it comes to talking and communicating in China, this is the app that everybody uses. Apps like Viber and WhatsApp never really took off in China, instead the Chinese messaging app of Wechat is used instead. If you meet somebody new in China, they’ll ask for your Wechat number to stay connected. Wechat can translate Chinese text during conversations if you hold the persons response and select translate, this is what makes Wechat very useful.

 

On top of Wechats usefulness in translations, if you can manage to connect your bank card to your Wechat account, you can transfer money to other Wechat users, much like Paypal. This means that you can simply scan a QR code to pay for food or events, and no need for actual paper money. You can even pay for hotels and even order food and taxis. Using Wechat will make your time in China a lot simpler and easier.

 

Price: Free


Compatibility: Android, Blackberry, and IOS


 

QQ And QQ International

 

Once upon a time QQ used to be the dominant communication app in China, however recently things are moving towards Wechat simply because the alternative offers more. However having said that, QQ is still very popular, and is used as an email server for most. This is where the joke of long  and confusing Chinese email address come from.as ll QQ address are a string of 8 to 9 numbers.

 

QQ also has a feature called QQ groups. Mind you the majority of these groups are in Chinese, with a very small spluttering in English, which is dependent on the town your in. But using the group feature in QQ is a possible way to meet others in the area.

 

Please note that the original QQ app is only in Chinese, however if you download QQ International it will be in English.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Tantan

 

This is another app which was made specifically for the Chinese market to replace an existing Western app. Tantan is a dating app and was created as an alternative to Tinder. While Tinder is used in China, Tan Tan is the main dating app which is used in China.

 

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Weibo

Weibo is a micro blogging app, it’s best to be viewed as the Chinese version of Twitter. The majority of content is in Chinese, but if you can manage to navigate it, than it’s quite a useful tool for understanding what’s happening in China.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Pleco Chinese Dictionary

 

Since Google products are banned in China, Pleco is a great alternative. Pleco is a dictionary with both English to Chinese, and Chinese to English translations. Additionally the Chinese translations are shown in both simplified Chinese, and pinyin, while also having an audio component so you can hear how the word is pronounced.

 

Beware though. Even though Pleco can translate small sentences, it doesn’t always have the best of luck doing so. It’s best to use Pleco for single, or several words. For longer sentences try Google Translate. 

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Learn Chinese Mandarin Phrases

 

Another great little app to have in China. The app has a quite a few basic phrases and an audio component for each phrase as well.. This will help make your initial days in China all the more easier. The app contains some simple phrases on how to greet yourself, transport, and even a few tidbits for ordering food.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Waygo Visual Translator

 

This and Google Translate will probably be your go to apps for translation services in China. While Waygo is very helpful, and can translate large texts from signs or menus. The problem is that you can only use 10 free translations per day. If you’d like more, you’ll need to upgrade. I normally jump between using both Waygo and Google Translate.

 

Waygo can translate text from Chinese, Japanese, and Korean. The usefulness of this app cannot be understated for travelling or living in China.

 

Price: Free (10 translations per day)


Compatibility: Android and IOS


 

Google Translate

 

This seems like the most obvious choice to have, and while Google Translate is very useful in China, the problem is that for most it simply doesn’t work. What I mean by this, is that you need a VPN (Virtual Private Network) to access Google Translate. Without a VPN you wont be able to use Google Translate, or any Google product, including maps and gmail as well.

 

If you can manage to download a VPN, then Google Translate is phenomenal. Google Translate is free, and it can translate large bodies of text from English to Simplified Chinese, or vice versa. It can provide an audio sample of what was translated, it can also translate spoken speech, or have somebody write the character physically with the scribble tool.

 

While those features are very helpful, the most useful feature in my opinion is the visual translator component. Like Waygo, Google Translate can decode signs or menus from Chinese to English. Incredibly helpful. But once again, you need a VPN in order to use any of these features in China.

 

Price: Free (But need a VPN to use)


Compatibility: Android, Blackberry and IOS


 

Ctrip

 

When it comes to booking anything in China related to travel or accommodation Ctrip (now renamed Trip.com) is the app. The only thing you can’t book on Ctrip relating to travel are buses. Ctrip covers both domestic and international flights, high speed and slow trains all across China, along with accommodation in any city in China. You can pay for purchases using either an international or a Union Pay.

 

The app is available in both English and Chinese.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

China Metro

 

Catching the metro in any new city can be a little daunting. Thankfully this handy app takes some of the stress out of the equation by planning routes for you. Simply type in the name of the station your starting at and your final destination, and the app will select the easiest route for you.

 

The app works for most cities in China from Shanghai, Beijing, Nanjing, Hangzhou, and Guangzhou. It even works for cities which aren’t on the mainland like Hong Kong and Taiwan.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

 

Google Maps

 

Once again in order to take advantage of any Google product in China you’ll need a VPN. Most maps which you bring up on Baidu (the Chinese Google) will be in Chinese, so it makes it a little difficult planning routes and sight sighing when you can’t read the map to begin with. Google Maps has the name of the major sightseeing locations in English and Chinese, along with hotels, and metro stations.

 

Price: Free (need a VPN to use)


Compatibility: Android and IOS


 

Didi

 

Since Uber isn’t available in China, instead there is the app called Didi. Unfortunately the app isn’t available in English, but if you can get a Chinese speaker to connect your card and run you through the app, it really is quite forward. The app works much in the same way as Uber and is a great way to guarantee a taxi during peak hour times, or if your in a location where there aren’t too many taxis driving pass.

 

Price: Free (Only in Chinese)


Compatibility: Android and IOS


 

Alipay

 

Like Wechat, Alipay is another app which you can use to pay for most things in China with. Using Alipay you’ll be able to pay for just about anything, from restaurants, taxis, shopping, groceries, movie tickets and plenty more. The app isn’t essential for getting around China, and you can certainly pay for things without it. But it does make things easier.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Taobao

 

Taobao is huge in China, it’s the Chinese eBay. In fact Taobao and Alibaba on singles day in China (the 11th of November 11/11) is one of the biggest trading days in the world, if not the biggest.  This app is more applicable for those who’ll be in China for a longer time period as you’ll need to have time for the items you order to reach you for shipping. It should be noted shipping in China is usually quite fast and only a few days most.

 

Taobao is known to have everything, and anything. So if you have a hankering for some Western packaged food (chocolates, crisps), than there’s a good chance you’ll be able to find it in China.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Tmall

While Taobao is great, and you can find just about anything on there. The problem is that it does have quite a few fake products on there, so it can be a little hard to know whether you’ll be buying the legitimate product or not. Because of this there is a solution and that is Tmall.

 

Only legitimate sellers of brand products are allowed on Tmall, so you can shop on Tmall with confidence knowing what your buying is real and certified and not a fake.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

JD.Com

 

For the same reason on wanting to use Tmall, JD.com offers the same thing for electronic products. While it is possible to buy electronics and camera gear from Taobao (which is where I bought my camera lens), thorough research needs to be conducted before doing so.

 

JD.com offers the same certified products as Tmall does and is strongly recommended for electronic products.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Waimai Meituan

 

This is my new favourite app for use in China. It is simply amazing, and changes seriously changes living or travelling in China. Waimai Meituan is a delivery service app with a range of products on it.  You can order meals, drinks, and even fruit and vegetables to be delivered to your address.

 

The app is in Chinese, but if you can someone who speaks Chinese to link your international or Chinese card to the app, you’ll be able to navigate simply using the pictures. The drivers will bring the items straight to your doorstep for only the small delivery cost of around 3 – 4 RMB, which is less than $1USD.

 

Price: Free (In Chinese)


Compatibility: Android and IOS


 

Dianping

 

Dianping works in a similar way as does Yelp! It offers reviews on food and restaurants, and can even suggest and find restaurants around you. If you happen to find something which tickles your fancy, simply show a taxi driver the address.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

 

Air Quality China

 

It’s no secret that the air quality in China isn’t the best in the world. Whether you call it pollution, smog, or fog, either way it isn’t good for your health. This free app tracks the amount of fine particles (PM 2.5) in the air and rates the air quality within most cities in China, even some of the smaller cities as well.

 

The app not only tells you what the air quality in the moment, but it also tells you what it was in the previous 12 hours. Additionally if you’d like further information on an area, the app can also tell you the avergae air quality per day for the past month.

 

Price: Free


Compatibility: Android and IOS


 

Various VPN's 

 

If there was one app which I’d recommend as being the most useful as an expat, or simply a Western traveller in China, it would be a VPN. Growing up in the West and coming to China, you’ll quickly learn how reliant you are on Western products, apps, or websites.

 

The problem is that most of the social media platforms which you use back home are banned  in China, and you won’t be be able to access them without a VPN. If you type in the address for Facebook or Google directly, all that will happen is that the request will time out.


With a VPN you’ll be able to access Facebook, Twitter, Pintrest, Youtube, Google, Google Translate, Google Maps, Gmail, and even Skype. On top of those some websites which you visit may just be banned for some unknown reason. A VPN really does make living or getting around China all the more easier.

 

Price: $8 – 13 USD per month


Compatibility: Android and IOS

 

 

Which apps do you find the most useful for your daily life in China? Which apps would you recommend to other expats? Let us know by commenting below!! 

Don't miss these strategies to boost your education job interviews

Following are several tips you can follow to ensure your resume is up-to-date and top-notch:

1. Check your career objectives. Are they the same as they were during your last job search?

Ensure that your resume will reflect the industry or profession that you are pursuing. It is important to remember that a resume is not just simply a history of your employment, education, professional development and associations. The resume and cover letter needs to reflect and target the position that you are seeking. Most career changers have a tough time with this. That is why they seek the help of a professional resume writer. 

2. Is your resume format outdated and uninspiring?

It is important to remember that as you grow in your profession, you must also have a resume that will reflect your professionalism. The days of the old, boring, standard resume formats are history. There are so many great sophisticated formats today that will allow you to highlight your achievements. You need to stand out from the hundreds of resumes that are received by an employer on a daily basis. Creativity, eye-catching formatting, and the ability to use keywords effectively is what will get you in the door. 

 
Extensive education resume writing tips and help.

Substantial academic application letter writing tips and help.

Career change to education OR out of education tips and help.


Don't miss this in-depth post on resume writing tips to please the reader's eye
 
Speaking of formatting don't forget to use the correct application letter format, if is vital. 

You can review our resume and cover letter samples by clicking on this link:


3. Have you added new employment, skills, and accomplishments?

Keeping your resume fresh and up-to-date is essential; you never know when an opportunity will arise. Do you really want to miss out because you were not prepared? Ensure that your added responsibilities or promotions have been reflected in your resume. Accomplishments are critical to include in your resume. Don't miss this important ingredient. 

4. Are you using up-to-date education keywords?

Most people find it hard to believe but industry jargon, buzzwords, and technology change almost daily. Make sure that your resume is peppered with these keywords. It helps to review job postings and even school district websites. This will keep you updated on the latest trends in keywords and even in interviewing techniques.  

Nowadays, when resumes are submitted online, they are first 
processed and scanned electronically by an automated 
applicant tracking system (ATS) which “reads” the resumes 
for the human resources staff before they do.

When the ATS scans your resume, it is looking for specific keywords that the school or school district has specified for the positions they are hiring for. If your resume contains enough of the desired keywords, your resume will be advanced onto the next stage of the process — getting to be viewed by actual human eyes.
 
Understanding how applicant tracking systems screen education candidates using keywords will make all the difference in your job search.
 

You may wish to read this in depth post on how to write an education consultant resume and market yourself. 
 
Or here is detailed information on how to write a education literacy coach resume to secure job interviews. 

Keeping your resume and cover letter updated  and “ready to go” is a great way to make sure you  do not miss out on career opportunities.

Seguro que en alguna ocasión has considerado dejarlo todo e irte a enseñar español a un destino asiático. Incluso puede que lo estés pensando ahora mismo al leer el título. No deja de ser una aventura el cambiar de lugar, conocer una cultura y un idioma distintos y, en definitiva, vivir una experiencia nueva. Asia (y en concreto Asia Oriental y el Sudeste Asiático) tiene destinos muy atractivos y muy solicitados como pueden ser Japón, Corea del Sur, China o Tailandia.

La pregunta es: ¿cómo de diferente es enseñar a alumnos asiáticos con respecto a los europeos y americanos? No hay una sola respuesta, pero sí que hay muchos rasgos distintos y que probablemente te hagan sentir que es una labor difícil por una cultura diferente y un modelo educativo que no se corresponde con el que muchos tenemos o hemos tenido. Vamos a ver algunos de esos rasgos junto con algunos consejos.

Confucianismo

 

El confucianismo es el conjunto de ideas y doctrinas que promulgaron los seguidores de Confucio a su muerte y tuvo una especial relevancia en Japón, Corea, China y Vietnam. Esto es visible a día de hoy en muchos casos en Asia.
Por ejemplo, la piedad paternofilial confuciana establece que hay que respetar a los padres y a sus decisiones. Eso tiene una influencia directa en la vida de los hijos.

En Corea del Sur muchos estudiantes han de obedecer a sus padres y estudiar lo que les dictan, no lo que realmente desean. En Tailandia los hijos han de mantener a los padres hasta que fallezcan y están en eterna deuda con ellos por traerles al mundo. Este respeto también se tiene a los mayores y a los profesores, que por lo general son figuras respetadas en la sociedad. De ahí, entre otras razones, que en muchos casos lo que dice el profesor es incuestionable. La enseñanza no está centrada en el alumno sino en el profesor.

Otro factor importante del confucianismo es el carácter colectivo. El individuo forma parte de un sistema y no está bien visto que destaque por individualidades. Esto responde al refrán japonés:

出る釘が打たれる

(deru kugi ga utareru, el clavo que sobresale se lleva un martillazo).

Todos bien alineados e iguales. Es por eso que los alumnos asiáticos suelen ser reservados y no tienden a participar en clase: su enseñanza ha sido siempre pasiva y están acostumbrados a tomar notas mientras el profesor habla, no a intervenir. Tienen además miedo de participar, cometer un error y ser el blanco de las risas de sus compañeros (lo que en Tailandia se conoce como “perder cara”).

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¿Qué puedes hacer en estos casos? Tratar a los alumnos con cariño y con cercanía. Hazles ver que quieres que participen de forma activa. Cuando expliques, haz preguntas para que vean que quieres que hablen. Fomenta la participación de manera positiva (regalar un dulce a alguien que levanta la mano y dice algo bien es mano de santo). Hazles sentir un ambiente distinto al que están acostumbrados. Enséñales que el error es algo bueno para aprender. Al principio les costará, pero en cuanto se acostumbren lo notarás y lo agradecerás. Ellos a ti también.

Falta de motivación e interés

 

No es raro en absoluto que en tu clase veas alumnos que se echan a dormir o que se pasan la hora con el teléfono. Esto significa dos cosas: por una parte, el docente asiático suele perdonar esto porque le parece bien mientras el alumno no interrumpa en la clase. Por otra, que no tiene interés. Esto va relacionado con estudiar por obligación y con la piedad paternofilial mencionada antes.

Por ejemplo, en Tailandia hay escuelas en las que se ha de estudiar una lengua optativa a la fuerza además del inglés. Los alumnos carecen de motivación y se nota que no están interesados. De igual manera, muchos japoneses en la universidad se han metido en español porque han escuchado que era fácil o el profesor era muy guapo. No son motivos serios y eso lleva más pronto que tarde al hartazgo. También está el caso opuesto: hay estudiantes chinos que asombran por lo muchísimo que pueden aprender en poco tiempo. Saben que pueden encontrar un trabajo en el que usar el español y se esfuerzan en aprender.13518078_1795133237389106_655644312_o

¿Cómo combatir la falta de interés? Conócelos. Enséñales aspectos conocidos de tu país, interésate por sus gustos y empléalos. La comida española es una apuesta segura. De hecho en Asia en general son muy gourmets (el pasatiempo preferido de tailandeses, singapurenses y japoneses suele ser comer). También les encanta pasar tiempo con el móvil y hacerse fotos. Aprovecha esos puntos a tu favor: una sesión de Kahoot con alumnos tailandeses de instituto puede cambiar su visión de la enseñanza (y probablemente los gritos y vítores sean ensordecedores). Una propuesta para participar en un concurso de ELE mediante Instagram o crear un grupo de Facebook para estar siempre en contacto es otra buena manera de mantenerlos contentos. Los chinos lo hacen con WeChat, el Whatsapp chino: puedes tener un grupo dedicado a tu clase y preguntas no faltarán. El componente lúdico te ayudará bastante si sabes cómo emplearlo.

Si algo funciona… ¿para qué tocarlo?

 

Ya hemos hablado de que el modelo de enseñanza en Asia va enfocado al maestro y en muchos casos es memorizar, memorizar y más memorizar. Los chinos, coreanos y japoneses funcionan así cuando se tienen que preparar para los exámenes de ingreso a la universidad. ¿Es aburrido? Sí. Pero si funciona, en vez de cambiar su método, aprovéchate de él. Los chinos y coreanos (sobre todo los primeros) son máquinas de memorizar. Las listas de palabras les encantan. No siempre es así: también hay alumnos que responden a otras necesidades y en ese caso tendrás que atender a lo que ellos necesitan. En definitiva, si algo da buenos resultados, es mejor dejarlo estar y no arriesgar.

Barreras idiomáticas

 

Debido a la diferencia geográfica y a pesar de la moda de aprender lenguas extranjeras, los asiáticos suelen tener dolores de cabeza para aprender lenguas extranjeras, principalmente inglés. En Asia sólo se habla de manera oficial en Malasia, Singapur, India, Bangladesh y Filipinas (y no todo el mundo lo habla). Si hablamos del español, tan sólo Filipinas tiene un legado de varios miles de palabras procedentes de la lengua de Cervantes en el tagalo y un criollo del español, el chabacano, que sólo se habla en Zamboanga. Vamos, que lo de aprender lenguas extranjeras no es una empresa fácil en Asia.

¿Qué puedes hacer al respecto? Lo que te dicte tu centro, por una parte, e intentar aprender la lengua de tus estudiantes por otra. Es posible que en tu lugar de trabajo te impongan el hablar únicamente en español, que la enseñanza de español la hagas en inglés o incluso que te permitan usar la lengua local. En cada sitio es distinto pero el hecho de que no puedas usar la lengua local no exime de poder aprenderla. No por nada, sino porque al aprender la lengua podrás comunicarte de forma efectiva, dejando atrás la frustración que supone la incomprensión, y además podrás entender la cultura y el pensamiento de la gente. El tailandés, por ejemplo, es una lengua compleja que tiene unas normas que hay que seguir y está diseñado para que se cumplan a rajatabla. Exactamente igual que la moral tailandesa. Chinos y japoneses se guían en su vida por caracteres que vienen de pictogramas (los japoneses además con dos silabarios, hiragana katakana). Con un cierto nivel, descomponer caracteres y palabras ayuda, incluso sin saber la pronunciación o el significado exacto, a hacerse una idea de los preceptos e ideas que rondan por la cabeza de la gente cuando hablan. Además, siempre es bueno aprender una lengua extranjera para ver qué estructuras usan tus estudiantes y entenderlos. Muy probablemente les caigas en gracia si haces uso de tus habilidades lingüísticas.

Interesante, ¿verdad? Será un placer saber que la explicación de estos conceptos te ayuda a hacerte una idea de cómo enseñar en Asia. ¡Hasta pronto!

En el año 2011, hubo una avalancha de estudiantes en el Instituto Cervantes de Londres. Más de 300 españoles acudieron a sus oficinas para formarse como profesores de español y poder dar clase en habitaciones de casas alquiladas, academias o colegios. Muchos de ellos eran arquitectos o ingenieros que habían perdido su trabajo en España y querían reciclarse. La demanda de orientación fue tal que llevó a los responsables del centro a diseñar el curso Cómo buscar trabajo como profesor de español en Inglaterra, de una semana y un coste de 75 libras (90 euros).

“Lo más importante es no lanzarse a la aventura de la docencia sin más, porque no basta con ser nativo”, apunta Gemma Belmonte, profesora de español en el Cervantes londinense. Además de aprender a planificar una clase, gestionar un grupo, corregir errores, trabajar el léxico o mejorar la pronunciación, los aspirantes a profesor de español deben conocer el contexto laboral del país en el que quieren instalarse y las vías para conseguirlo. “Los españoles llegan cabizbajos, se sienten frustrados por no poder ejercer su especialidad. Eso es lo primero que tienen que cambiar, su actitud”, precisa Belmonte. En cada país existen unos códigos de comportamiento a la hora de presentarse a una entrevista. En Inglaterra la clave es confiar en uno mismo y ser capaz de convencer en cinco minutos de la capacidad para manejarse en el aula, lo que llaman elevator pitch (conversación en el ascensor). “Es como imaginar que coincides en el ascensor con un potencial empleador y en pocos minutos contarle quién eres, qué quieres y qué puedes hacer”, remarca Belmonte.

FORMACIÓN EN EL CERVANTES

El Instituto Cervantes colabora con la Universidad Internacional Menéndez Pelayo (UIMP) en el Máster Oficial en Enseñanza del Español como Lengua Extranjera, de 60 créditos y 1.980 euros, con una duración de 12 semanas e impartido en dos veranos consecutivos durante julio y agosto en su sede de Santander. Por otra parte, también imparte con la UNED el Máster universitario en formación de profesores de español como segunda lengua, de 65 créditos y 1.900 euros. Además, ofrece en sus sedes por el mundo diferentes cursos intensivos como el Curso de Formación Inicial para profesores de ELE, de cuatro meses y 1.450 euros, y otros más especializados.

Además, el Cervantes acredita cursos impartidos por universidades públicas como la Universitat de València o privadas como la Universidad Antonio de Nebrija, entre otras.

Macarena Muñoz, licenciada en periodismo de 31 años, se matriculó en un curso de dos semanas en la Universidad Antonio de Nebrija y se presentó en Toronto (Canadá) en agosto de 2012. Nada más aterrizar, puso un anuncio como profesora de español en la web Craiglist, se hizo business cards (tarjetas de visita) y asistió a eventos de networking para hacer contactos. En pocas semanas consiguió alumnos para clases particulares y en meses la contrataron para dar clase a empleados de compañías con negocios en Latinoamérica. Su sueldo ronda los 2.000 dólares canadienses por 20 horas a la semana. “No basta con dominar la lengua, hace falta una mínima formación. Luego ya es como todo, se aprende a base de errores”.

Como cada territorio tiene su manual de instrucciones interno, la recomendación del Cervantes es realizar el Curso de Formación Inicial para profesores de ELE, de cuatro meses de duración y un precio de 1.450 euros, en el país en el que se vaya a residir para conocer desde el primer momento las claves sociales y burocráticas del lugar. “Las prácticas del curso -de una semana- se realizan in situ y eso permite al estudiante hacer contactos y conocer los problemas de aprendizaje que se dan en cada país. No es lo mismo enseñar español a un chino, que no conoce la existencia de los artículos, que a un francés. Tampoco es lo mismo buscar empleo en Europa que en Asia”, señala Elena Verdía, jefa del departamento de formación de profesores del Instituto Cervantes, con sede en 86 ciudades de 43 países en los cinco continentes. El requisito para acceder a este curso es ser titulado universitario.

“Informamos a los alumnos de la situación de cada país. Donde más fácil lo tienen es en la Unión Europea, pero a la vez es donde más profesores formados hay, el mercado es más competitivo”, añade. La puerta de entrada son los países más alejados como Australia, Filipinas, Rusia, China o Japón, donde ha aumentado la demanda de profesores de español. Recientemente el Cervantes de Sydney ha solicitado docentes, pero el hándicap es que el trabajador ya debe tener resuelta la residencia legal o el visado para poder trabajar. “No queremos dar a entender que es fácil entrar a la plantilla del Cervantes, porque no lo es”, incide Verdía. Hay dos vías de acceso, o por concurso público de oposiciones o como colaborador temporal.

Pese a ser licenciado en Filología Inglesa, Miguel Delatorre, de 40 años, acabó como jefe de zona de cinco agencias de viaje de Madrid, hasta que llegó la crisis. Se quedó en paro y meses después vio en Linkedin que la escuela Les Roches International School estaba buscando un profesor de español para su sede en Shanghái. Pese a su desconexión con la docencia, mandó un correo al director de la escuela ofreciéndose para el puesto. Se comprometió a realizar un curso de un mes en la International House de Madrid. Dos días después le confirmaron en una entrevista por Skype que había sido seleccionado. “Todo esto ha sido increíble porque he cumplido dos sueños: el de ser profesor y el de vivir en Asia”, cuenta en un correo electrónico.

Además de los licenciados en filología hispánica que deciden ejercer como docentes fuera de España, hay otros muchos perfiles profesionales que sin tener conocimientos específicos se lanzan a la docencia del español. Para ellos existen dos opciones. O bien matricularse en un máster en ELE (Enseñanza del Español como Lengua Extranjera) o en uno de los múltiples cursos intensivos de dos semanas o varios meses de duración. Las dos opciones se imparten en universidades públicas y privadas con la colaboración del Instituto Cervantes o en escuelas privadas de prestigio como International House.

“Lo que nos diferencia de otras escuelas es el aspecto práctico del curso. Desde la primera semana ya dan clases supervisadas por un tutor a alumnos extranjeros”, indica Berta Sarralde, coordinadora de formación en International House Madrid, centro acreditado por la International House World Organisation y con una trayectoria de más de 30 años en la formación de profesores de español. El Curso de Profesor especialista en ELE, de 150 horas, cuesta 1.350 euros y se puede realizar de forma intensiva en un mes o en tres meses. Para acceder se requiere una titulación universitaria o superar un proceso de selección donde se valoran los conocimientos generales y la capacidad de análisis de la lengua.

Universidades públicas y privadas también imparten másteres y cursos. Ejemplo de ello es la Universidad Antonio de Nebrija, pionera en España en la formación de docentes con el lanzamiento en 1990 del Máster en lingüística aplicada a la enseñanza de ELE, de un año de duración y 6.775 euros en modalidad semipresencial. Además, imparte cursos intensivos más cortos de dos o más semanas en colaboración con el Cervantes a un precio que ronda los 600 euros.

 

5 consejos para buscar trabajo como profesor en Inglaterra

1- Deshacer ideas preconcebidas. Lo primero es cambiar la forma de pensar y no considerar la reconversión a profesor de español como una derrota. En Reino Unido no es un fracaso cambiar de profesión, es otra fase de la vida, una nueva experiencia. Es importante cambiar el chip para empezar la búsqueda de empleo.

2- Conocimiento práctico de la lengua inglesa. El B1 o B2 no garantizan que se hable un buen inglés. Es necesario dominar un nivel de inglés que permita desenvolverse en la búsqueda de empleo, realizar entrevistas telefónicas y redactar documentos. Debe sonar profesional. La clave es estar seguro de poder transmitir todo lo que se quiere decir. La profesora del Cervantes Gemma Belmonte recomienda apuntarse a clases y cursos de conversación. El St. Giles College de Londres ofrece estas clases de forma gratuita. El objetivo es manejar la terminología específica de educación en inglés.

3- Saber venderse. Un punto en el que suelen fallar bastante los españoles son las herramientas para saber venderse. El currículum y la carta de presentación deben estar perfectamente elaborados en inglés. “Algunos preguntan si hay que llevar corbata. Obviamente, sí. La sociedad británica es menos permisiva en las entrevistas, son muy estrictos”, apunta Belmonte.

4- Convalidación de títulos. Los filólogos pueden convalidar sus títulos en el Ministerio de Educación británico para dar clase.

5- Convencer de tu valía en 5 minutos. Transmitir seguridad, confianza en uno mismo y profesionalidad es muy importante. Los empleadores deciden sobre los candidatos en cinco minutos. En Inglaterra suelen hablar de elevator speech(conversación en el ascensor): si te montas en un ascensor con un potencial empleador tienes cinco minutos para presentarte, contar tu experiencia profesional y sonar interesante.

Estas recomendaciones forman parte del curso Cómo buscar trabajo como profesor de español en Inglaterra, impartido por el Instituto Cervantes de Londres.

 

 

Hace unas semanas estaba navegando en busca blogs interesantes sobre China y encontré Pásame esa China escrito por un profesor de español en la ciudad de Shaoxing, provincia de Zhejiang. Me entró la curiosidad de saber los motivos que le habían llevado en 2010 irse a trabajar a esta “desconocida” ciudad, así que le pedí de hacer una entrevista para Sapore di Cina. Pues bueno este es el resultado:

Como enseñar español en el mundo

Paco, recientemente en Sapore di Cina hemos estado escribiendo mucho sobre la mejor forma de encontrar un trabajo en China, ¿Cómo lo hiciste tu para encontrar tu trabajo?

Bueno, lo mío bien puede llamarse destino, predestinación o, simplemente, potra. La oportunidad me vino de la mano de un gran amigo, colega de departamento, con el que trabajé y viví cuando estaba en la India. El susodicho tenía muchas ganas de irse a China, y lo seleccionaron para trabajar en una universidad, aquí en Shaoxing. Al año siguiente, cuando yo trabajaba en una escuela en Costa Rica, me envió un e-mail diciéndome que el siguiente curso habría una plaza de profesor que iba a quedar libre. Me ayudó a mover mi currículo por el departamento de español, les gusté y aquí sigo hasta hoy.

En los medios de comunicación españoles últimamente se está vendiendo que el español está consiguiendo importancia internacional y que países como China o Brasil necesitan gran cantidad de profesores de español. Sin embargo cuando he buscado ofertas de trabajo para enseñar español en China parece que no hay muchas, incluso menos que otras lenguas mucho menos habladas como el italiano o el alemán. Siendo tú un profesor de español, ¿Cómo ves el mercado laboral para gente que quiere venir a China a enseñar español? ¿Crees que hay posibilidades de encontrar trabajo para gente sin experiencia o formación?

La verdad es que no existe ninguna relación entre lo que nos quieren vender y la realidad. Por mi experiencia, el español, aun habiendo ganado importancia en los últimos años, todavía no es tan requerido como otras lenguas. La mayoría de universidades en las que se enseñan idiomas no cuentan con el español entre sus especialidades, y si lo dan es como algo opcional, con muy pocos estudiantes matriculados. A nivel de escuelas privadas, el panorama es aún más desolador, sin hablar de que los sueldos están por los suelos y los profesores tienen que hacer muchísimas horas de oficina. Hoy día, los requisitos para encontrar un trabajo como profesor se han endurecido, y ya no basta con ser nativo, ni siquiera con la experiencia. En las últimas ofertas que he visto, pedían como mínimo un máster o un doctorado, y aun así, el salario que ofrecían no era muy alto que digamos. Posibilidades para enseñar existen, pero se exige más formación y experiencia que hace unos años.

Has enseñado español en India, Costa Rica (a estadounidenses) y China, seguro que me dejo algún lugar…

Sí, Lituania…

¿En qué lugar te has sentido más respetado como profesor? y ¿Cuáles crees que son las mayores diferencias entre los estudiantes de cada nacionalidad?

En general, todos los alumnos que he tenido han mostrado siempre respeto y la interacción ha sido muy positiva, independientemente de la nacionalidad, pero si tuviera que destacar un lugar en el que me he sentido verdaderamente respetado ese es la India. Aquí me parecía incluso exagerado, cuando había estudiantes que me llamaban “sir”, por ejemplo. En China, los estudiantes también son bastante educados y respetuosos con los profesores, debido sobre todo a la fuerte educación tradicional china, donde el profesor es un ser incuestionable y al que siempre hay que rendir respeto, en muchas ocasiones inmerecido.

Creo que las diferencias entre estudiantes no dependen tanto del país como del contexto en el que aprenden. Por ejemplo, no aprenden y reaccionan igual estudiantes universitarios, ya sean lituanos o chinos, a los que los padres obligan a estudiar español y que solo se preocupan en pasar el examen, que adultos motivados que pagan por aprender en una academia privada, o mochileros que compaginan el aprendizaje de idiomas con actividades de aventura, como pasaba en Costa Rica. Pero si tengo que describir en breves pinceladas alguna característica común para cada nacionalidad diría que los lituanos son serios y con mucho tesón, los indios extrovertidos y creativos, los americanos muy participativos y con sentido del humor, y los chinos tímidos en general y poco dados a la creatividad.

Normalmente a los estudiantes chinos les cuesta un poco interactuar en clase ¿Cómo son tus estudiantes? ¿Te ha costado romper la barrera estudiante profesor?

Como comenté anteriormente, en general, mis estudiantes suelen ser bastante tímidos ya que no están acostumbrados a interactuar con el profesor en la clase. Durante sus años de instituto han sido educados para obedecer al profesor de turno y callar a no ser que se les pregunten directamente. Por otra parte, el sistema educativo chino no fomenta para nada la creatividad y cercena toda clase de pensamiento crítico, con lo que su rendimiento en tareas que demanden un esfuerzo creativo suele ser bastante pobre. Eso sí, la mayoría son muy simpáticos y cariñosos con los profesores, y no es raro el día en que te traigan un dulce o algo para picar, o quieran invitarte a comer o visitar su pueblo natal.

India y China son dos países en que adaptarse no es una tarea fácil ¿Dónde crees que te costó menos adaptarte? ¿En tu opinión cuáles son las barreras culturales más importantes en estos dos países?

La verdad es que, habiendo vivido antes en la India, la adaptación a China no fue nada complicada. Ya había vivido en mis carnes demasiados choques culturales y estaba curado de espantos en cuanto a condiciones de higiene, estado del tráfico, aglomeraciones, etc, con lo que no me supuso ningún trauma. Aun así, no creo que China sea un país fácil para los extranjeros a la hora de integrarse. Uno puede llevar una vida cómoda, estable, sin trabas e incluso llegar a formar una familia, pero el modo de hacer las cosas que tienen los chinos puede convertirse en una frustración constante, ya que sus razonamientos y actitudes divergen en demasía de los nuestros. Por otra parte, a nivel lingüístico, en India el uso del inglés está muy extendido (es considerado una de las lenguas oficiales), con lo que todo resulta un poco más fácil, mientras que en China, uno puede sentirse afortunado si da con más de dos personas que hablan algo de inglés caminando durante una hora por una calle, al menos una de Shaoxing.

Profesor de español en ChinaPaco reafirmando sus orígenes acompañado por la Guardia Roja

Vivir en Shaoxing

Volviendo a China, Shaoxing no es cómo Shanghai, Beijing y otras ciudades internacionales dónde uno puede tener una vida cómo en occidente completamente ajeno a China. ¿Cómo es la vida para un extranjero en Shaoxing? ¿Es grande la comunidad de expatriados?

En estos últimos años, el número de extranjeros en la ciudad se ha disparado al mismo ritmo que ésta ha ido desarrollándose y creciendo. Pero en septiembre de 2010, cuando llegué, todavía resultaba exótico encontrarse con un “laowai” por la calle. Ahora, a pesar de que todavía no pueda compararse a ciudades como Shanghai, Beijing, o incluso Hangzhou o Ningbo, se nota que la gente está ya más habituada a ver expatriados y no les llama tanto la atención. En general, la vida aquí no me parece difícil siempre y cuando no te apasione salir a bailar (aquí, las cuatro discotecas que hay son antros plagados de prostitutas y hombres de negocios, sin espacio para moverse) ni seas un fanático del queso. La comunidad de expatriados es cada vez más grande (solo españoles, conozco al menos doce).

(Sborto: Ni me hables del queso… en una ciudad “internacional” como Beijing me cuesta horrores encontrar queso decente y si lo encuentro vale su peso en oro)

¿Habías oído hablar de la ciudad de Shaoxing antes de mudarte ahí? ¿Te sorprendió lo que encontraste?

La verdad es que nunca antes había leído nada de esta zona, pero es que ni siquiera me sonaban ciudades más grandes como Hangzhou o Ningbo. Me sorprendió ver el nivel de desarrollo al que se había llegado en esta provincia y la manera que tienen de construir edificios. A día de hoy es algo que todavía me llama la atención, creo que algún día les va a estallar un pedazo burbuja inmobiliaria que lo van a flipar. Por otra parte, también me chocaron (y me siguen chocando) conductas y costumbres que pueden encontrarse en cualquier parte de China, como esas cincuentonas haciendo coreografías en mitad de la calle, la gente que va en pijama en moto, los abueletes caminando hacia atrás, el nivel de escupitajos por minuto, el camarero que te sirve agua casi hirviendo en el restaurante de turno, y tantos y tantos detalles que hacen de este país un lugar carismático y entrañable.

Hace unos días Diego de Experiencia en China hablaba de qué pase lo que pase siempre hay algún motivo por el que te acabas yendo de China. Ya llevas más de tres años aquí ¿Tienes planes de quedarte para mucho más tiempo? ¿Cuál sería una buena razón que te haría marcharte?

Leí este artículo hace unos días. Estoy de acuerdo con el autor en algunos aspectos, y sé que la vida aquí no es tan fácil como nos la quieren pintar, y que la mayoría acaba pirándose tarde o temprano. Por otra parte, conozco casos cercanos de amigos extranjeros a los que la vida le va fenomenal, tienen una relación estable (alguno ya hasta con hijos) con locales y no se ven viviendo en otro lugar. En mi caso, ya llevo tiempo planteándome la idea de irme y cambiar de país, pero no lo he hecho, principalmente, porque ya no hay tantas oportunidades fuera como antes, consecuencia inequívoca de la crisis que estamos padeciendo, y prefiero caminar sobre seguro. Si al final decido marcharme del todo, es porque me sienta demasiado quemado por un sinfín de razones que, aisladas quizás no sean para tanto, pero que sumadas acaban desbordando el vaso. “Cositas” como que siempre serás el “laowai”, el “otro”, por mucho tiempo que lleves aquí y muy bien que hables chino, los niveles de contaminación, la actitud de algunas personas, las aglomeraciones, la dificultad que entraña encontrar una relación sana y estable, la comida contaminada, el agua contaminada, los valores contaminados, etc.

Un clásico de Sapore di Cina. ¿Cuál es tu plato chino preferido?

Va por temporadas. Al principio era un fanático, como muchos extranjeros, del “Gong Bao Ji Ding” (宫保鸡丁) . Luego me decantaba más por el “Jing Jiang Rou Si” (京酱肉丝). Ahora mi favorito es, sin duda, el “Roumo Qiezi” (肉末茄子), aunque seguido muy de cerca por los otros dos. Recuerdo que escribí una entrada en el blog sobre el tema.

El blog de Paco

¿Cuáles son los motivos que te llevaron a empezar a escribir tu primer blog?

Antes de empezar el blog sobre la enseñanza del español, ya había escrito algo, como una especie de diario sobre mi experiencia en Italia en 2004, pero no conseguí sacar tiempo para mantenerlo y al final acabó perdiéndose (no consigo encontrar el enlace, creo que se borró por falta de uso, no sé). Mi idea era recordar de alguna manera mis viajes, más allá de hacer fotos, por eso lo empecé al estilo de un diario. Luego, con el blog sobre India, ya empecé a tratar algunos aspectos culturales y costumbres, no era solo un lugar donde hacer saber a mis seres queridos como estaba (más que nada porque de esos seres queridos, al final solo me leía mi familia más cercana, mis padres y hermanos). Descubrí que había mucha gente anónima que ni conocía, que comentaba las entradas y sentía interés por lo que contaba, por lo que decidí ir tocando temas más variados y adaptar un poco el estilo de escritura, un poco menos personal pero intentando no perder la frescura de los primeros “posts”. Ahora, con el blog de China, aunque ya no escribo con la frecuencia que me gustaría, intento seguir esa mezcla de diario personal y página sobre cuestiones chinas en general.

Mucha gente no se da cuenta del enorme trabajo que supone tener un blog y cuantas veces te planteas si tiene sentido seguir escribiendo. Eres blogger desde 2007 ¿Qué te ha impulsado seguir escribiendo durante todo este tiempo?

Como bien dices, no es para nada fácil escribir y mantener un blog en el tiempo, sobre todo cuando uno empieza a darse cuenta de que la gente a la que se supone que iba destinado, es decir amigos y personas más cercanas, apenas le echan un vistazo. Al principio es un poco duro, pero luego uno descubre de que siempre hay tres o cuatro personas que te siguen y con las que se puede interactuar sobre lo que escribes. Esta es la parte más bonita de escribir un blog, el discutir un tema concreto, que no se quede todo en un monólogo. Por esas personas (algunas de ellas quizás también estén leyendo esta entrevista) sigo y seguiré escribiendo, aunque mi ritmo haya decaído a entrada por mes.

Muchas gracias por aceptar compartir con nosotros tu experiencia y te deseo mucha suerte con tus blogs.

Gracias a ti por el interés y la difusión. Ha sido un placer.

¿Te ha parecido interesante la entrevista? ¿Quieres saber más sobre la vida de un profesor de español en Shaoxing? No dudes en visitar el blog de Francisco Vázquez Pásame esa China.

La primera parte de este artículo contiene una reflexión general sobre el coste de la vida en China.

La segunda, una tabla con los precios de los bienes y servicios más comunes en la mayoría de ciudades chinas. Hemos incluido transporte, servicios públicos, deporte y entretenimiento, restaurantes, bares y discotecas, comida y salarios. Ten en cuenta que estos datos se recopilan a través de una encuesta completada por nuestros lectores que viven en China. El cuestionario sigue aún activo y los precios relativos a cada ciudad se actualizarán en tiempo real a medida que se vayan recogiendo los datos.

Ten en cuenta que por el momento sólo tenemos los datos completos de Shanghai, Beijing, Shenzhen y Guangzhou, pero conforme nos lleguen más, añadiremos otras ciudades.

En la tercera parte del artículo calculamos el coste de vida mensual para tres tipos distintos de expatriados (a los que hemos llamado “el Ahorrador”, “el Expatriado Medio” y “el Derrochador”), para darte una idea de cuánto puedes gastar en China (obviamente se trata de una aproximación, ya que no podemos saber exactamente lo que compras).

En la última parte tratamos de dar respuesta a la fatídica pregunta “¿Es caro vivir en China?”, comparando el coste de vida en Shanghai con el de Roma, Madrid, Londres, Nueva York, Los Angeles, Bangkok y Hanoi.

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February 17, 2018

 

Coste de vida en China – Reflexiones generales

El coste de vida en China depende de la ciudad en que vivas (Beijing y Shanghai son, por ejemplo, mucho más caras que ciudades menos importantes como Chengdu o Kunming, que a su vez son mucho más caras que ciudades más pequeñas o pueblos) y de tu estilo de vida (si te gusta beber whisky con cola en los bares elegantes de Shanghai y comprar aceite de oliva virgen extra en City Shop, gastarás mucho más que si vas al Perry’s, un bar para estudiantes en Huai Hai Road donde una botella de cerveza Tsingdao cuesta 10 yuanes, y comes sólo comida china).

Espera pagar al menos 2.500-3.500 yuanes al mes por una habitación en un apartamento compartido en Beijing o Shanghai (a menos que quieras vivir en la periferia profunda). En otras ciudades los alquileres son más económicos, pero depende de cada caso. Tendrás también que pagar la electricidad, el agua, el gas e Internet. Según nuestros datos, no deberías pagar más de 400-600 Yuan al mes. Los gastos se refieren al apartamento entero, así que si vives con más personas, se reparten.

Te hará falta un móvil. Por lo general, 100 yuanes al mes son suficientes (teniendo en cuenta también Internet), pero depende del uso que le des.

En cuanto a la comida, un plato con una docena de jiaozi (ravioli) o de lamian (tallarines) puede costar entre 10 y 15 yuanes. Si por el contrario quieres comer carne y pescado a menudo e ir a restaurantes elegantes, los precios suben rápidamente. Depende de tu dieta.

El metro y el autobús son muy económicos, unos 5 Yuan al día (o 150 yuanes al mes). Los taxis son cada vez más caros, sobre todo en Shanghai y Beijing, pero siguen siendo mucho más baratos que en Europa y Estados Unidos.

En resumen: Alquiler (unos 3.000 Yuan) + gastos de la casa (unos 200 Yuan) + gastos del móvil (unos 100 yuanes con Internet) + comida (unos 2.100 Yuan si quieres una dieta de alta calidad y 1.100 si incluyes mucho arroz, pasta y patatas) + transporte (unos 150 yuanes) = 4.500-5.500 Yuan al mes.

Por tanto, el punto de partida son unos 4.500 Yuan al mes si vives en Beijing o Shanghai. Es evidente que hay que añadir gastos de ocio (viajes, cenas fuera, alcohol, cigarrillos, un poco de todo), ropa, seguro sanitario, visados, vuelos internacionales y gastos imprevistos.

Ten en cuenta que en China es muy común recibir diferentes beneficios además del salario. Desde 5 kgs de arroz por el Festival de Primavera hasta el reembolso de los gastos totales de alquiler, transporte dentro del país (taxi incluido), seguro sanitario, visado y un vuelo internacional al año.

 

precios en China

Tabla de precios en las principales ciudades chinas

 

 

 

Coste de vida al mes (perfiles)

En la tabla a continuación ofrecemos una lista de los gastos de tres perfiles que, aunque imaginarios, reflejan con bastante precisión tres estilos de vida diferentes.

El primero, al que hemos denominado “El Ahorrador”, es quien trata de ahorrar dinero como sea: alquila una habitación en un piso compartido muy lejos del centro de la ciudad, sólo utiliza el transporte público, apenas sale de fiesta y, en vez de comer en restaurantes, lo hace en casa.

El segundo, al que hemos llamado “El Expatriado Medio,” es aquel que se permite algunos “lujos” pero sin excesos. Alquila una habitación en un piso compartido en el centro, sale de fiesta de dos a tres veces por semana, de vez en cuando (especialmente de noche) toma un taxi y come fuera a menudo, pero se contenta con restaurantes chinos baratos.

El tercer perfil, llamado “El Derrochador”, es el de alguien a quien no le importa gastar: vive en un estudio en el centro de la ciudad, sin compañeros que le molesten, se mueve siempre en taxi, sale de fiesta muy a menudo, come sólo en restaurantes de “expatriados”, se permite dos masajes a la semana, etc.

 
  EL AHORRADOR EL EXPATRIADO MEDIO EL DERROCHADOR
Beijing 5.970 CNY 10.937 CNY 22.668 CNY
Guangzhou 5.621 CNY 10.814 CNY 24.570 CNY
Shanghai 6.431 CNY 12.312 CNY 27.450 CNY
Shenzhen 5.952 CNY 11.381 CNY 25.241 CNY

¿Es caro vivir en China?

Según los datos de Expatistan.com, el coste de vida en Shanghai es un 5% más bajo que en Roma, un 6% más alto que en Madrid, un 45% más bajo que en Londres, un 41% más bajo que en Nueva York, un 26% más bajo que en Los Ángeles, un 45% más caro que en Bangkok y un 77% más caro que en Hanoi.

No olvides que estas cifras tienen en cuenta sólo los costes, no los salarios. Así, por ejemplo, si vives en Nueva York y ganas tres veces más de lo que ganas en Shanghai, a pesar de los precios más altos, tu calidad de vida en Nueva York sería mayor.

Este razonamiento se aplica también a la inversa: es inútil elegir vivir en Hanoi, Vietnam, sólo porque es más barato si luego te pagan un tercio de lo que te pagarían en Shanghai.

Conclusión

Nuestra intención es recoger datos sobre el coste de vida y salarios de las principales ciudades chinas. Cuando tengamos suficientes datos podremos publicar estadísticas no sólo del coste de vida de varias ciudades chinas, sino también de la calidad de vida (económicamente hablando, o la relación entre los costes y los salarios de los trabajos más comunes entre los expatriados).

Preguntas frecuentes

¿Cómo recogéis y elaboráis los datos sobre el coste de la vida en las ciudades chinas?

Recogemos los datos mediante este cuestionario que pedimos rellenar a nuestros lectores que viven en China.

Cada vez que un lector rellena el cuestionario, los datos se actualizan automáticamente, mostrando la media de todos los datos enviados.

¿Por qué dais datos del coste de la vida de solo cuatro ciudades?

Porque, de momento, son las únicas ciudades donde contamos con datos suficientes para calcular medias “reales”. Conforme contemos con más datos, podremos añadir nuevas ciudades.

¿Cuál es la ciudad más cara de China?

Por el momento Shanghai, aunque Beijing se acerca en el precio del alquiler. Ten en cuenta que, cuanto más te alejas de la costa y de las grandes ciudades, más baja el coste de la vida.

¿Cuánto dinero debo ahorrar para tener un nivel de vida decente en China?

Esta es una pregunta muy frecuente, pero difícil de responder, pues depende no solo de la ciudad donde vivas, sino de tus hábitos. Para profundizar en esta cuestión, te aconsejo leer la sección de este artículo “Coste de la vida mensual (perfiles)”.

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